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SCUOLA ISTRUTTORI YOGA

SCUOLA ISTRUTTORI YOGA

Lo yoga (dalla radice sanscrita yug che significa unire: il sé individuale agli altri sé individuali ed al sé universale) è una delle sei darśana (letteralmente “punti di vista” sulla realtà; in senso lato “scuole filosofiche”) ortodosse tradizionali dell’induismo. Come per ogni disciplina tradizionale la sua origine si perde nella notte dei tempi e nel cercare di definirla, accanto alle ricerche storico-archeologiche, ampio spazio viene dato al mito. Studi del secolo scorso sulla civiltà dell’Indo-Sarasvatī (IV-II millennio a. C.) hanno consentito di individuare già in tempi prevedici elementi dello yoga. In particolare sono stati reperiti dei sigilli che raffigurano un dio, probabilmente Śiva, seduto in una posizione dello yoga (gorakṣāsana o badhrāsana). Uno dei miti connesso al fondatore dell’hathayoga Matsyendra narra che quest’ultimo, inizialmente un pesce, abbia appreso di nascosto le tecniche dello yoga insegnato dal dio Śiva alla sua sposa Pārvatī e che la pratica di tale insegnamento gli abbia consentito di trasformarsi in un uomo e di insegnare a sua volta lo yoga agli uomini.

Ad ogni modo elementi dello yoga si reperiscono anche nei testi vedici e, nel III secolo a. C., un’ampia trattazione dei vari tipi di yoga possibili è riportata nella “Bhagavadgītā”, testo che contiene gli insegnamenti che il dio Kṛṣṇa impartisce al suo discepolo Arjuna. Nel II secolo a. C. (secondo la tradizione; tra il I secolo a. C. ed il V secolo d. C. secondo gli storici) il filosofo indiano Patañjali ha codificato gli insegnamenti sullo yoga nel testo “Yogasutra”, offrendone tecniche e scopi. Secondo Patañjali lo yoga si compone di otto elementi: divieti (yama), obblighi (niyama), posizioni (āsana), controllo del respiro (prāṇāyāma), astrazione dai sensi (pratyāhāra), concentrazione (dhāraṇā), meditazione (dhyāna), enstasi (samādhi). Scopo dello yoga per Patañjali è l’acquietamento della coscienza finalizzato al raggiungimento dello stato di kaivalya (unicità o emancipazione eterna). Il kaivalya è lo stato di liberazione dal karma, dalle conseguenze e dagli obblighi cioè delle nostre azioni. Nel kaivalya lo yogi diventa un guṇātītan, una persona pura e senza macchia. «Allora il veggente dimora nello splendore suo proprio» dice Patañjali.

La pratica successiva ha ripreso, enfatizzando ora l’uno ora l’altro, gli otto elementi dello yoga di Patañjali e ne ha proposti di altri, nuovi o già presenti nella tradizione, quali la musica (nādayoga), il canto e la recitazione di formule (mantrayoga), il risveglio dell’energia vitale (kuṇḍalinīyoga), il rilassamento (yoganidra). Grazie a tutte queste tecniche ed alla sua diffusione nel mondo,  lo yoga è diventato un sistema a se stante, anche sganciato dal contesto religioso di origine e finalizzato in generale al raggiungimento ed al mantenimento della salute psicofisica. Tale aspetto tende a diventare prevalente, soprattutto nel mondo occidentale dove è stato ed è sottoposto a indagine medico-scientifica. Indagine che ha confermato e continua a confermare la validità dello yoga in questo senso. Le āsana, e con esse i mudrā (lett. “sigillo”, in senso lato “gesto simbolico”), i bandha (legame o fissaggio posturale), i mantra (formula sacra) ma anche il prāṇāyāma, agiscono infatti non soltanto in superficie sull’apparato muscolo-scheletrico (in particolare a livello della colonna vertebrale) contribuendo al suo buon funzionamento grazie ad allungamenti e contrazioni opportunamente calibrati, ma hanno effetto anche in profondità sugli organi e le ghiandole interni migliorando lo stato di salute generale ed arrecando benefici in presenza di numerose patologie anche gravi quali il cancro o le malattie degenerative. Unite poi alla pratica di controllo del respiro, concentrazione e meditazione, le posizioni agiscono pure a livello psichico potenziando le facoltà mentali quali ad esempio la memoria e migliorando le condizioni di chi soffre di patologie psichiche che oggi si stanno sempre più diffondendo quali la depressione, l’ansia, il panico o lo stress. L’efficacia mentale poi trae molto beneficio oltre che dalla pratica corretta di concentrazione e meditazione, anche dal particolare utilizzo di musica e voce (sia udita che emessa) e dalle raffinate tecniche di rilassamento. 

La tradizione indiana poi, come altre tradizioni religiose, ci insegna che l’uomo non è dotato soltanto del corpo fisico, bensì anche di altri corpi tra i quali riveste una fondamentale importanza quello energetico, eterico o, con termine indiano, prāṇico. Il prāṇa è il soffio vitale che sostiene ed anima il corpo fisico. Il corpo prāṇico è composto da “canali” (nadi) attraverso i quali il prāṇa scorre. Ai punti di incrocio di questi canali si trovano delle “ruote” (cakra). Lo yoga in generale ed il prāṇāyāma in particolare hanno la facoltà di influire positivamente su questo livello, purificando le nadi ed equilibrando ed attivando i cakra. Tali purificazione, riequilibrio ed attivazione hanno conseguenze positive sul piano prettamente fisico in quanto corpo prāṇico e corpo fisico sono profondamente interconnessi.


La Scuola per istruttori di yoga “Oriente-Occidente”


La Scuola per istruttori di yoga “Oriente-Occidente” nasce a Trieste nel 2007 per opera di Raffaella Bellen, in seno a “Metamorfosys”, associazione per l’insegnamento e la diffusione dello yoga. Il suo fine è quello di formare nuovi istruttori in questa disciplina dotandoli di un diploma riconosciuto dalla UISP (Unione Italiana Sport per Tutti). Attualmente ha sedi a Palermo, Trento, Trieste, Udine e Verona.

I corsi per istruttori della Scuola “Oriente-Occidente” sono strutturati in tre anni per complessive 450 ore di lezione. Le lezioni si svolgono da ottobre a giugno per un fine settimana al mese. Durante le lezioni si approfondiscono, con spiegazioni e dimostrazioni pratiche, argomenti quali l’anatomia e la fisiologia occidentali, l’anatomia e la fisiologia orientali, le filosofie e le religioni dell’India (principalmente l’induismo), la teoria e la pratica degli elementi costitutivi dello yoga (āsana, mudrā, bandha, prāṇāyāma, concentrazione e meditazione, rilassamento) ed il loro adattamento o focalizzazione in presenza di specifici problemi di salute. Accanto alle lezioni mensili, è richiesta la frequentazione di un corso di yoga settimanale presso un centro indicato dalla Scuola e lo svolgimento del tirocinio presso una delle strutture convenzionate. Requisiti per l’ammissione alla Scuola sono il possesso di un diploma di scuola superiore e la frequenza ad un corso di yoga per un minimo di tre anni precedenti l’iscrizione. L’iscrizione diretta al secondo anno o l’esenzione dal tirocinio verranno valutate rispettivamente in caso di altre esperienze formative (laurea in medicina, fisioterapia, scienze infermieristiche) o di esperienza pregressa nell’insegnamento dello yoga. Alla fine del ciclo formativo gli allievi discutono una tesi. Informazioni più estese sulla Scuola “Oriente-Occidente” sono disponibili sul sito http://www.scuolaistruttoriyoga.it/.

La Scuola offre una formazione a tutto campo che, attraverso lezioni teoriche, pratiche e tirocinio consente di approfondire sia gli aspetti tradizionali dello yoga nelle sue numerose versioni e tipologie sia le sue modalità di diffusione fuori dal contesto di origine. Gli allievi istruttori vengono guidati in un percorso che tocca le più recenti acquisizioni sui benefici dello yoga in campo medico-scientifico e le sue applicazioni a differenti contesti di vita e salute. Allo scopo di svilupparne l’autonomia e la fiducia in se stessi come istruttori, già dal primo anno gli allievi vengono messi in grado di proporre lezioni in svariati ambiti quali ad esempio: yoga per i bambini, yoga per le donne in gravidanza, yoga per gli anziani, yoga per la coppia; ma anche yoga per i malati di tumore, yoga per pazienti con sclerosi multipla, yoga per i sordomuti, yoga e morbo di Parkinson, yoga nelle dipendenze da alcol e droghe, ecc. Con un metodo che accanto alla necessaria preparazione tecnica, stimola e valorizza non soltanto l’intelligenza razionale ma anche la creatività di ogni allievo e le sue risorse emotivo-relazionali, in un contesto di relazioni di tipo amicale, collaborativo e non competitivo in cui trovano spazio la motivazione, la storia e la preparazione personale di ciascuno.